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⭕ Letture fondanti per terapeuti curiosi ⭕ A cura di Tea Mareschi, Alberto Milesi e Gaia Orsenigo Sperimentare nel presente un avvenimento passato permette di ricordare e generare sollievo? Come scriveva Keats, l’essere “innamorato della quieta morte” indicava forse la ricerca di un sollievo che solo il ricordo di essere già morto gli avrebbe portato? Può sembrarci un quesito lontano dal mondo della psicoterapia, ma Winnicott nel suo celebre testo “La paura del crollo” del 1963 si lascia ispirare da quella che definisce “comprensione istintiva” dei poeti per introdurre un tema secondo lui portante per chi lavora nel nostro campo. A volte con i nostri pazienti può circolare la sensazione che, in un gioco di collusione involontaria, si stia mettendo da parte il tema principale, che non si facciano passi avanti. L’autore, con tono volutamente non scientifico, prova a dare un senso a tale collusione sostenendo che non ci sia fine all’analisi a meno che la “cosa temuta non venga sperimentata”. Questa cosa temuta consiste in quella che Winnicott definisce “paura del crollo” e sceglie questo termine proprio perché abbastanza vago da significare più cose, come ad esempio l’angoscia di castrazione nelle psiconevrosi, il crollo dell’unità del Sé nella psicosi o la stessa angoscia di morte. Secondo l’autore il terrore di molti pazienti sta proprio nell’angoscia che tale crollo possa avvenire in un futuro imprecisato, come un destino a cui non si può sfuggire, e che li condurrebbe a una sofferenza impensabile. L’idea innovativa contenuta nello scritto che la Dott.ssa Gaia Orsenigo consiglia è che tale crollo tanto temuto sia già in realtà avvenuto e che debba essere ricordato e sperimentato in analisi, così da poter portare il sollievo tanto ricercato dai pazienti perseguitati da tale angoscia. Se queste poche righe hanno attirato la vostra attenzione, potete proseguire la lettura dell’articolo su “Esplorazioni psicoanalitiche”1963, pag.157-176.

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