Composizione del microbiota intestinale nelle malattie infiammatorie intestinali
Le malattie infiammatorie intestinali (o IBD da Intestinal Bowel Disease), sono patologie infiammatorie su base autoimmune, derivanti da complesse interazioni tra fattori genetici e ambientali come dieta, alcol, stress, sonno insufficiente e microbioma. La caratteristica principale delle IBD è quella di avere un’alternanza di periodi di remissione e di recidiva dell’infiammazione nel tratto gastrointestinale. Durante i periodi di recidiva la qualità della vita nei pazienti è diminuita a causa di sintomi quali diarrea, crampi addominali, ematochezia, perdita di peso, febbre, affaticamento e anemia. Si riconoscono due tipi principali di IBD: colite ulcerosa (UC) e malattia di Crohn (CD). La CD è caratterizzata da un'infiammazione transmurale che colpisce qualsiasi parte del tratto gastrointestinale come la bocca, l'ano e l'intero strato intestinale, mentre la UC colpisce tipicamente lo strato mucoso del colon.
È stato dimostrato che il microbiota intestinale innesca eventi che danno origine alle IBD. Difatti, sebbene la patogenesi delle IBD sia sconosciuta, l’infiammazione del tratto gastrointestinale nei pazienti affetti da IBD è una caratteristica comune di uno squilibrio (disbiosi) nel microbiota intestinale. Le analisi del microbiota intestinale nei pazienti con IBD in tutto il mondo hanno portato all’osservazione che la disbiosi comporta un aumento o una diminuzione di specifiche specie batteriche intestinali nei pazienti con IBD. Ad esempio nei pazienti con IBD l’abbondanza di Roseburia e Phascolarctobacterium risulta significativamente diminuita, mentre quella di Clostridium risulta aumentata. Roseburia si associa alla produzione di cellule T regolatorie antinfiammatorie nel tratto intestinale mentre Phascolarctobacterium produce acido propionico, un acido grasso a catena corta (SCFA) che ha effetti antinfiammatori. I pazienti con IBD hanno una diminuzione del Phascolarctobacterium, suggerendo che gli effetti antinfiammatori degli SCFA potrebbero essere ridotti, il che potrebbe di conseguenza esacerbare i sintomi delle IBD.
Anche la diversità e la ricchezza di specie del gruppo Clostridium leptum, che è uno dei principali gruppi batterici che comprende il 16-25% del microbiota intestinale umano e che comprende Faecalibacterium prausnitzii, Eubacterium, Ruminococcus. e F. prausnitzii, risulta diversa tra i soggetti sani e quelli con IBD in fase di remissione. Tale gruppo di batteri mostra un'abbondanza significativamente ridotta nel microbiota fecale dei pazienti con CD o CU ed è stato rilevato sia durante l'attività della malattia che durante le fasi di remissione.
F. prausnitzii in particolare, sembra sia in grado di esercitare effetti antinfiammatori e pertanto una sua riduzione nelle IBD potrebbe essere concausa del perpetrarsi dell’infiammazione. F. prausnitzii diminuisce i livelli di citochine proinfiammatorie e promuove la secrezione di citochine antinfiammatorie, e ciò suggerisce che potrebbe avere la capacità di regolare l'immunità. Inoltre sembra che i metaboliti prodotti da F. prausnitzii esercitano effetti antinfiammatori nella malattia di Crohn mediante l'inibizione della segnalazione di NF-kB in vitro e in vivo e questi metaboliti riducono significativamente l'attivazione della via di NF-kB in modo dose-dipendente.
Dato che la disbiosi sembra essere una delle cause di IBD, il trattamento con probiotici potrebbe contribuire al trattamento di tali patologie. Le miscele probiotiche comunemente utilizzate per il trattamento delle IBD contengono ceppi batterici quali bifidobatteri (B. breve, B. longum, B. infantis), lattobacilli (L.acidophilus, L. plantarum, L. paracasei, L. delbrueckii subsp, L. Bulgaricus), e Streptococcus thermophilus.
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Anche prebiotici e simbiontici possono risultare utile per il trattamento delle IBD. Il miglioramento dell’ambiente intestinale attraverso la somministrazione di prebiotici è ben documentato non solo nei modelli animali ma anche negli esseri umani. I simbiotici sono terapie microbiche che, se somministrate in combinazione con prebiotici e probiotici, possono apportare benefici alla salute dell’ospite in misura maggiore rispetto ai prebiotici o ai probiotici presi singolarmente.
Reference
Haneishi Y, Furuya Y, Hasegawa M, Picarelli A, Rossi M, Miyamoto J. Inflammatory Bowel Diseases and Gut Microbiota. Int J Mol Sci. 2023 Feb 14;24(4):3817. doi: 10.3390/ijms24043817. PMID: 36835245; PMCID: PMC9958622.
Massoterapista/Operatore LPG, Alliance/ metodo kochi 3383184339
3 mesiC'è un probiotico in particolare da assumere?? Ho una nipote con forti dolori nonostante la terapia
Pediatra, allergologolo, medico di comunità
1 annoÈ un fiorire di pubblicazioni nuota e salute, mi auguro che fioriscano studi longitudinali e metanalisi.