ehealth e sanità digitale: a che punto siamo in Europa (e in Italia)?

ehealth e sanità digitale: a che punto siamo in Europa (e in Italia)?

L'ehealth è poco usata in Italia dai cittadini secondo un recente report del Politecnico di Milano pubblicato sul Corriere della Sera. http://www.corriere.it/salute/16_aprile_27/ehealth-cresce-molto-fretta-tu-ti-faresti-prescrivere-un-app-1cbb08ae-0c64-11e6-a4db-66a817deaada.shtml

Secondo gli autori del report le app saranno sempre più prescritte dai medici, in particolare quelle con una validità scientifica», anche se i tre “pilastri” dell’eHealth pubblica (ricetta e il fascicolo sanitario elettronici e la telemedicina) fanno fatica a decollare.  Un po’ di sano scetticismo e di senso critico non guastano. Anzi, occorre educare maggiormente i cittadini in tale direzione. Anche perché finora le Aziende sanitarie, le Regioni e il Servizio sanitario nazionale hanno investito poco per certificare e qualificare l’informazione sanitaria online».

Ma siamo sicuri che sia solo un problema di scarsi investimenti o di poca conoscenza della ehealth? Siamo sicuri che il problema sia l'assenza di linee guida sull'impiego dell'ehealth o il fatto che il tavolo ministeriale sulla regolamentazione delle app mediche non sia ancora partito come Ruggero Corcella del Corriere della Sera suggerisce? http://www.corriere.it/salute/16_aprile_27/sanita-digitale-rischio-dispositivi-medici-dati-servono-linee-guida-5294b84a-0c68-11e6-a4db-66a817deaada.shtml

Sullo stesso argomento ho rilasciato un'intervista sempre sul Corriere della Sera dell'1 maggio (in cui compaiono i due articoli sopra citati e che, purtroppo, allo stato attuale non è ancora disponibile online) in cui ho tentato di dare delle risposte più articolate.

Sebbene l'argomento sia quello delle app in ambito psichiatrico, molte delle cose sottolineate riguardano tutte le applicazioni e molti servizi di ehealth.

Le applicazioni mediche (e gli strumenti di ehealth) sono ancora poco conosciuti e usati per tre semplici ragioni: (1) la privacy dei dati del cittadino/paziente che non è sempre garantita, (2) la limitata propensione a validare sistemi di ehealth (con particolare riferimento alle app mediche,. ma non solo) e (3) l'assenza di prove di efficacia basate su studi metodologicmente rigorosi che tali sistemi siano meglio delle vie tradizionali per erogare gli stessi servizi.

Di questo ne scrivo ampiamente in un mio articolo apparso anch'esso domenica 1 maggio sulla Gazzetta del Mezzogiorno nelle pagine dedicate alla salute commentando i risultati di un'indagine condotta a livello europeo sulla diffusione della ehealth.

Finchè l'attenzione non si concentrerà su questi tre punti l'ehealth non decollerà mai.

Valter Vita

Head of Innovation & Entrepreneurship Member of the Management Board Parla di #industry40, #innovation, #digitalhealth e #entrepreneurship

8 anni

Io credo che il medico non abbia tutte queste colpe... Una gran parte dei corsi di laurea in medicina non contempla neanche l'importanza della comunicazione, figuriamoci se parliamo di digitalizzazione della sanità. Si è vero, bisogna aggiornarsi, ma l'asimmetria che esiste tra la governance, le istituzioni e l'evoluzione tecnologica è "immensa" ed il tempo che si perde dietro la burocrazia non aiuta il professionista a trovare il tempo necessario per informarsi, pensare quindi cambiare. Tanto basta per poter giustificare un atteggiamento passivo e fatalista da parte della classe medica. Inoltre se aggiungiamo il <vuoto formativo> che trova una sua scaturigine primaria nell'educazione della classe medica sin dall'università, credo che potremmo quasi dire che questo cambiamento, che corre alla velocità della luce, soprattutto nel mondo della sanità, trasformi gli attori principali più in vittime che in protagonisti...

Michele Bibas

Head of Hematology Service at National Institute for Infectious Diseases" Lazzaro Spallanzani Rome Italy >7300CTK

8 anni

Uno dei problemi principali dello sviluppo della Sanità elettronica sono i medici stessi e la loro innata incapacità di condivisione delle strategie della gestione della salute del paziente. Aggiungerei anche che ulteriore resistenza allo sviluppo della eHealth verrà dallo stesso nostro SSN. Infatti la sanità digitale potrà essere attuata solo allorquando ci si sposterà dalla ridondanza di uno stuolo di medici tesi alla sola ospitalità e al solo smistamento, nella quale i molteplici passaggi da loro generati consumano tempo e disperdono idee a quella lineare di un medico di medicina generale che studia e risolve il problema, si avvale dell'eHealth per consulti e consigli con specialisti, ma controlla gli esiti come se fosse l'unico medico del paziente. Smetto di annoiare e dico che un grave errore è stato quello di non avere avuto il coraggio di completare il decreto legge sull'appropriatezza delle prestazioni mediche specialistiche affiancandolo con una rete di sanità digitale.

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