Futuro post cookie, è il momento dell'ottimismo
Gennaio 2020 è stato un mese di svolta sul web: Google ha annunciato che avrebbe limitato i cookie di terze parti, e il periodo che ne è seguito, una sorta di limbo, ha contribuito non poco alla confusione.
Oggi un report raccolto da Teads mostra che tutti si preparano a reagire. Per tanti, sono stati due anni di "aggiornamento", e la maggiore conoscenza del problema si vede tutta dalle risposte degli intervistati. Oggi solo il 6% degli intervistati dice "Non ho alcuna conoscenza dei cookie e del futuro senza cookie", in calo rispetto al 10% dell'anno precedente.
Anzitutto i publisher: piccoli, medi o grandi, tutti esprimono più fiducia sulle loro capacità di affrontare il cambiamento. Dopotutto è uno stimolo a costruire una base dati proprietaria e una sfida a migliorare la qualità dei contenuti.
Parliamo poi di strategie? Chiaro che si dovrà reagire con un bouquet di sforzi, diversificando piattaforme e approcci. Con un protagonista che diventerà molto più presente: il Regwall.
Per chi non ha afferrato subito, è una modalità di gestione delle relazioni con i visitatori che richiede loro di creare un account gratuito in un sito web per poter visualizzare i contenuti. Conferma l'identità dell'utente e può concedere permessi di accesso per account utente e attraverso i dispositivi, piuttosto che fare affidamento su un singolo browser.
I regwall, in assenza di cookie di terze parti, permettono agli editori di identificare i consumatori che hanno visitato il loro sito e fornire loro scelte editoriali (e pubblicità più personalizzate). I Regwall, cosa importante, non sono soggetti alla supervisione normativa come un ID globale, quindi sono una buona scelta per gli editori che vogliono far crescere il loro pubblico riconosciuto.
Ci saranno ricadute sull'esperienza utente? Ci sarà un impatto sul traffico? Ci saranno maggiori difficoltà nella monetizzazione? Ci sarà un conflitto tra modelli di abbonamento?