L’evoluzione dell’AI tra opportunità, rischi e responsabilità
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La recente esperienza di conduzione di un workshop nell'ambito della prestigiosa Milano Digital Week è stata per noi di ISMO una grande opportunità di riflessione e di confronto tra idee, competenze e visioni differenti.
L'intelligenza artificiale rappresenta, per noi come per molti altri, una sfida su almeno due dimensioni: il fronte interno, relativo alla capacità di implementare nuovi processi e nuovi strumenti di lavoro con beneficio in termini di efficienza e qualità, e il fronte esterno, relativo alla capacità di sviluppare competenze e servizi che si avvalgano delle nuove tecnologie con beneficio in termini di valore per i nostri clienti. Nella seconda categoria rientrano ad esempio nuovi approcci all’analisi e al disegno organizzativo, didattica innovativa sia in modalità sincrona che asincrona, strumenti di assessment, modalità di monitoraggio del cambiamento, ed anche, ed è forse la sfida più affascinante, la capacità di accompagnare le organizzazioni con cui collaboriamo nella loro stessa trasformazione.
L'avvento dell'intelligenza artificiale coincide per noi in ISMO - anche per il momento storico che stiamo vivendo - addirittura con un'occasione di ripensamento della nostra mission. Come cinquant'anni fa chi fondò e contribuì a dare forma a ISMO si è impegnato nell'accompagnare il delicato passaggio dalla società industriale a quella post-industriale, altrettanto oggi sentiamo la responsabilità di accompagnare una transizione che potrebbe avere diversi tratti comuni da molti punti di vista: impatto sulle competenze, sull’organizzazione e sul lavoro, sulla società, …
L'intelligenza artificiale ci pone di fronte a dilemmi, o potremmo definirli “bivi”, che potrebbero per molti aspetti deviare il corso addirittura della storia. Come esperti di sistemi umani, peraltro in ottima compagnia assieme a filosofi, sociologi, psicologi, ma anche ad ingegneri, fisici ed informatici, sentiamo allora la responsabilità di:
L’AI rappresenta già oggi e possiamo immaginare in un prossimo futuro, una discontinuità radicale rispetto alle tecnologie tradizionali per almeno tre motivi:
Mentre le tecnologie tradizionali restano cruciali per compiti ben definiti e ripetitivi, secondo regole statiche, l'AI apre alla possibilità di creare nuovi contenuti e adattarsi dinamicamente, ovvero risolvere problemi complessi e gestire situazioni dinamiche. In sintesi, il software tradizionale (quella che con ironia Margaret A. Boden definisce GOFAI (Good Old Fashioned AI) usa approcci simbolici, dove le operazioni e le regole sono esplicite e predeterminate. L'AI basata sulle reti neurali adotta invece un approccio sub-simbolico, che dipende dall'apprendimento (machine learning e deep learning) e dall'elaborazione statistica dei dati, con un focus sulla creazione e l'adattamento a contesti complessi e non strutturati. Potremmo dire cha anche il digitale sta vivendo la sua ondata postindustriale.
Oggi ben lontana dalla macchina del matematico Alan Turing e dalla macchina fotoelettrica dello psicologo Frank Rosenblatt, l’AI generativa di ChatGPT, Claude, Copilot, … è certamente più vicina all’idea di AGI, ovvero di Artificial General Intelligence, intesa come forma avanzata di intelligenza artificiale capace di adattarsi e di imparare nuove strategie diverse da quelle che ha già effettuato simile al modo di apprendere di un essere umano (al momento l’AGI è ancora un soggetto di ricerca teorico). Probabilmente non è intelligente, ma è in grado di risolvere problemi che richiedono intelligenza. Una differenza apparentemente sottile, ma molto importante.
Nella nostra apprensione dell’AI, oscilliamo tra l’abbaglio di fronte alla magia e il desiderio di dominarne i trucchi. Alexandre Gefen
Da questo derivano i dilemmi che ci interrogano nel dialogo tra colleghi; proviamo ad esprimerne alcuni sotto forma di domanda, consapevoli che servirebbe ben altro spazio per svilupparli in modo compiuto:
Sono solo alcune delle numerose questioni attorno alle quali in ISMO ci stiamo letteralmente scervellando e accapigliando. Mi piace pensare che in questo modo stiamo coltivando quello spirito critico che ci renda in grado di guardare all’AI in modo equilibrato, senza timore né rifiuto, ma al tempo stesso con prudenza e responsabilità.
Come ci ricorda la filosofia (tra tutti Luciano Floridi) esiste il rischio che il mondo, e così le organizzazioni, si stia adattando alla AI e non viceversa. Il mondo e le organizzazioni stanno così diventando una infosfera sempre adattata alle capacità della AI. Questi ambienti sono involucri strutturati ovvero avvolti (enveloped) attorno alle capacità elementari delle tecnologie e le tecnologie stanno diventando parte integrante della nostra esistenza quotidiana.
Siamo convinti che l'integrazione efficace dell'AI generativa nelle organizzazioni richieda invece equilibrio e capacità di cogliere le opportunità, ma evitare o almeno mitigare i rischi ad essa associati. Pensiamo di poter dare il nostro contributo a questa sfida favorendo lo sviluppo nei sistemi sociali ed organizzativi di cultura e di competenze che permettano di sfruttare al meglio le potenzialità della tecnologia, mantenendo al contempo un controllo umano consapevole e responsabile.
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Come abbiamo potuto raccontare e sperimentare anche durante il workshop di Milano Digital Week, abbiamo progettato e stiamo sperimentando con successo un approccio formativo di tipo esperienziale che consenta di avvicinarsi all’ AI comprendendone le caratteristiche, il valore e i rischi e quindi di allenare la capacità di costruire con la tecnologia una relazione efficace, dove l’essere umano mantenga responsabilità, presidio etico, capacità decisionale, empatia ed emozioni, controllo, curiosità e dubbio, consapevolezza del contesto e definizione dell’obiettivo.
Muscoli importanti che, come afferma Federico Cabitza, professore di interazione uomo-macchina, rischiano di rimanere atrofizzati se non utilizzati!
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Consulente senior presso Libero professionista
5 mesiGrazie della condivisione
Senior Advisor | Management education and organisational development | Chief Happiness Officer
5 mesiAl solito spunti ricchi e molto stimolanti. Suggerisco di allargare lo sguardo oltre ChatGPT e i LLM. Come cambieranno il lavoro e la vita di tutti i giorni i sistemi di visione? Se avremo davvero veicoli a guida autonoma come saranno le nostre città? Come sarà il lavoro nelle fabbriche con robot collaborativi? Faremo un giorno corsi di teamwork a cui parteciperanno partecipanti digitali?