Oltre le 4 mura: l'obsolescenza dello studio legale tra innovazione e "more for less challenge"​.

Oltre le 4 mura: l'obsolescenza dello studio legale tra innovazione e "more for less challenge".

Intro.

Il 2018 ha visto il movimento noto come legal tech confermare la crescita mostrata negli ultimi anni. Tecnologia e diritto sembrano finalmente non più in antitesi; trattandosi peraltro di un fenomeno non più ai primi giorni di vita, non sarà inutile chiedersi:

  1. che esigenze ci sono dietro la “liaison” tra settore legale e tecnologia? Possiamo individuare qualche elemento fondante dietro il fenomeno in esame?
  2. Si discutono future/futuristiche applicazioni e tecnologie “legal-informatiche”: possiamo forse definire un approccio alternativo e pragmatico, volto a soluzioni già conseguibili con le tecnologie al momento a disposizione?

More for less.

Nel suo libro “Tomorrow’s Lawyer” Richard Susskind annovera le mutate e non più prospere circostanze del mercato come un fattore a favore della adozione della tecnologia nel settore legale. La/le crisi economiche succedutesi negli ultimi dieci anni hanno ridotto la propensione del cliente a spendere, ma non le sue aspettative nei confronti delle performance dell’avvocato. 

Susskind parla infatti efficacemente di “more for less challenge”: il cliente si aspetta di più, ma è disposto a spendere di meno. Questo impone un radicale cambio di strategia rispetto al passato, volto a contentere i costi e aumentare dunque l’efficienza, conservando se non aumentando la qualità del servizio. La chiave sembra stare in un servizio più “smart”: naturale guardare alla tecnologia in cerca di soluzioni. 

Lo studio legale: un modello da rivedere?

Internet ha rivoluzionato il modo in cui il professionista lavora: il legame tra la professione e una determinata località, tradizionalmente quella in cui il professionista risiede, appare oggi meno intenso, meno vincolante. Le informazioni vengono raccolte, processate e trasmesse alla velocità della luce, rese accessibili e condivise come mai in passato. 

Gli avvocati sanno bene tutto ciò e il loro modo di lavorare si è evoluto di conseguenza. Ciò che a noi interessa però, è vedere se la tecnologia possa portare ad una evoluzione anche del modello tradizionale di studio legale: un modello la cui sostenibilità ed efficacia è messa in discussione dalle diverse circostanze di cui Susskind parla, ma anche dalle risorse oggi fornite da internet, tali da rendere poco giustificabili talune soluzioni (e relative spese) vecchio stile.

Circa la sostenibilità: come dicevamo, in epoca di “vacche magre” si impone una razionalizzazione dei costi e dunque un taglio di quelle spese non essenziali per il servizio da fornire al cliente. Questo impone una valutazione ormai di cruciale importanza sul come allocare le risorse a disposizione: lo studio legale rappresenta una parte cospicua delle uscite che l’avvocato sostiene e ha dunque un peso determinante sulla sostenibilità ma anche la competitività del business dell’avvocato.

Circa l'efficacia: l’atomizzazione del mercato in una miriade di studi legali, e l’articolazione delle competenze in categorie giuridiche poco comprensibili al cliente digiuno di diritto, rendono il mercato legale di difficile approccio da parte del cliente.

Con lo studio legale tradizionale, unica interfaccia tra avvocato e cliente, a dispetto delle risorse in esso profuse, l’avvocato rimane poco accessibile al cliente, confuso tra le moltitudini di altri studi e specializzazioni varie tra cui il cliente deve peraltro orientarsi da solo.

In secondo luogo, l’interazione tra cliente ed avvocato incentrata e confinata allo studio legale e alle sue mura, risulta lenta e poco pratica in un’epoca in cui internet consente lo scambio di una vasta gamma di servizi professionali da remoto, in maniera più veloce ed efficiente.

Tutto ciò crea la contraddizione di un mercato dei servizi legali molto affolltato e una domanda che fatica ad essere soddisfatta o lo è in maniera vetusta...analogica.

Pertanto: cosa può fare la tecnologia per avvicinare cliente ed avvocato, superando i limiti propri allo studio legale tradizionalmente inteso, sbloccando quella domanda attualmente dispersa tra la estrema parcellizzazione dell’offerta e una storica impermeabilità alla innovazione?

Oltre le 4 mura.

Una possibile evoluzione potrebbe consistere nell’espandere i confini dello studio legale, rendendolo più connesso ed interattivo, parte di un network di studi legali che condivida una missione:

  1. rendere l’offerta di servizi legali più accessibile ai clienti
  2. creare le condizioni, a partire da quelle di ordine tecnico, affinché l’interazione tra cliente ed avvocato possa realizzarsi e svilupparsi in maniera moderna ed efficace.

Ci si potrebbe chiedere: che utilità avrebbero gli studi legali ad aderire ad un network del genere?

L’adesione alla rete consentirebbe al singolo avvocato di beneficiare della visibilità e accessibilità derivante dalla condivisione di strumenti messi a disposizione alla rete. Strategie e strumenti di marketing e comunicazione, ad esempio, risultano piuttosto onerosi da portare avanti dal singolo avvocato, perlomeno in termini di tempo; diventano invece più accessibili e soprattutto più efficaci ove vengano condivisi tra un gruppo di avvocati nel perseguimento di una strategia comune, per quanto dagli obiettivi ben circoscritti.

Strumenti.

L’infrastruttura di una rete così concepita dovrebbe essere quanto più agile possibile, così da contenere i costi, tendendo a quella maggiore efficienza che abbiamo posto come obiettivo all’inizio dell’articolo. A tal fine, una ben strutturata piattaforma online fungerebbe da interfaccia della rete, facilitando il primo contatto e l’interazione tra cliente ed avvocato, con beneficio per entrambi: il primo guadagnerebbe un rapido accesso alle professionalità di cui ha bisogno; il secondo sarebbe più facilmente rintracciabile dai nuovi clienti, potendo altresì gestire online quelle relazioni con i clienti per cui non sono essenziali incontri di persona.

Strumenti che favoriscono l’incontro tra la domanda e l’offerta di servizi legali esistono già: si tratta dei markeplace legali. Il loro scopo è semplice e il loro crescente successo (perlomeno all’estero per il momento) dimostra l’affermarsi di una domanda per un più moderno accesso al mercato dei servizi legali. Il modello che abbiamo brevemente delineato rappresenta una evoluzione del marketplace legale, che faciliti non solo il primo contatto tra cliente ed avvocato, ma anche l’interazione che ne segue, consentendo la fornitura di servizi e la condivisione di competenze legali via internet ogniqualvolta ciò appaia possibile ed opportuno.

Conclusioni.

Possiamo dunque concludere che la promettente relazione tra il mondo del diritto e quello della tecnologia abbia come premessa una domanda sempre più incentrata sulla qualità e l’efficienza del servizio, senza fronzoli: non è solo la evidente disponibilità di tecnologie che presto o tardi avrebbero bussato alla porta del mondo legale, ma vi sono anche circostanze economiche in rapida evoluzione che spingono decisamente nella stessa direzione.

Abbiamo anche sperimentato un approccio pragmatico al binomio diritto & tecnologia, sintetizzabile in 2 momenti:

  1. osservazione delle criticità esistenti nel settore legale;
  2. ricerca di soluzioni concrete ricorrendo alle tecnologie già disponibili, tenendo presente le particolarità del settore e le finalità del caso.

Affinché tutto ciò si realizzi però, è necessaria una positiva disposizione degli operatori del diritto verso il cambiamento, la condivisione, e le nuove sfide intellettuali.

Più che una particolare nuova tecnologia o strumento, ciò che proietterà l’avvocato nel futuro sarà una nuova consapevolezza della cruciale missione del diritto, e dunque dei suoi operatori, nella nostra società in rapida evoluzione.

massimo burghignoli

titolare presso studio legale Burghignoli

6 anni

Già decine di "reti" di avvocati hanno cercato di reclutare me ed altri, ma se ho già incontrato tavolta qualche difficoltà a collaborare con colleghi che pur conoscevo bene, che speranza posso nutrire nei confronti di sconosciuti? E' inutile rendere accessibile l'avvocato se resta inaccessibile il suo prodotto. E poi trovo qualche difficoltà, certo per un mio problema, che lo sconosciuto che dovrebbe inquadrarmi si trovi ad avere dai 20 ai 30 anni di vita e di esperienza meno di me. Ma é un mio problema.

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