Organizzazioni sanitarie: il paziente è al centro?

Organizzazioni sanitarie: il paziente è al centro?

Per un nuovo vocabolario della salute

Quante volte nella presentazione di una struttura di servizi sanitari ci è capitato di leggere che “Il paziente sta al centro”?

Tantissime per quanto mi riguarda.

Ma in quale altro posto vorremmo metterlo altrimenti...? E mi faccio qualche altra domanda.

Ha senso un claim come: “Il paziente è al centro delle nostre attenzioni.”?

Potrebbe essere altrimenti?

Può essere un tratto distintivo di un’organizzazione rispetto ad altre?

Mi pare che la risposta a queste domande non possa che essere: “No”.

Evidenziare nel branding, nel marketing o nella comunicazione che il paziente sta al centro è come affermare che le diagnosi verranno prescritte da medici iscritti all’albo o che i dati sensibili verranno trattati secondo norma. È scontato che sia, o che dovrebbe, essere così.

Perché molti ne sentono il bisogno allora? Sembrerebbe uno di quei casi in cui si maschera un elemento che si sa essere debole.


Le persone sono il centro

La domanda vera che allora mi faccio è: “Quanto le persone, tutte, non solo i pazienti, sono veramente al centro per queste organizzazioni?”

Credo che, purtroppo e fatte le debite eccezioni, la risposta sia: “Molto poco.” Tutto questo sbandierare di sostenibilità e inclusione è forse, molto italianamente, solo un tributo di superficie alle sirene del momento, niente di veramente sentito come valore. Grave in generale, gravissimo nel settore dei servizi sanitari dove proprio la persona e il suo benessere sono oggetto e scopo dell’attività.

Se dovessi indicare un valore irrinunciabile e spendibile in ogni branding sanitario e non solo, è proprio la centralità della persona. Il rispetto, la valorizzazione, la cura per ogni persona: pazienti e loro famigliari, operatori sanitari e non, medici.

E ogni persona merita e deve essere al centro, nei fatti e non solo nelle parole.

Se vogliamo è anche una forma di opportunismo imprenditoriale o manageriale: le persone che si sentono al centro di un’organizzazione fanno dello scopo di questa stessa organizzazione il loro centro. E non per spirito filantropico, ma per il semplice motivo che sono consapevoli di tutelare così il loro stesso diritto al benessere, all’accoglienza, alla cura; vogliamo chiamarlo all’umanità?


Non più paziente, ma persona

Ma c’è di più. La Costituzione, nell’articolo 32, che riguarda la tutela della salute, non utilizza il termine “paziente”, ma recita: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.

E questo introduce un ulteriore ragionamento sul termine “paziente”: ci sono persone e ci sono pazienti? I primi sono i sani e i secondi i malati?

Qual è il confine fra salute e malattia e con quale percentuale di malattia si cambia status diventando paziente invece che persona? 25% o 38,4% o 62%?

E se la eliminassimo questa parolina che è già per sua natura discriminatoria e portatrice di sentimenti di inadeguatezza?

Le organizzazioni sanitarie si prendono cura di persone. Sono, siamo, persone che curano e assistono e accolgono altre persone e ciascuno di noi in un qualche momento della sua vita riceverà a sua volta, da altre persone, cura, assistenza e accoglienza.

Siamo tutti persone, nasciamo e brilliamo a prescindere dal nostro stato di salute. Desideriamo tutti vivere nel miglior stato possibile di benessere fisico, sociale, psicologico e spirituale e per questo abbiamo bisogno e spesso desiderio l’uno dell’altro e della scienza e dell’equità sociale e di diritti e doveri e di un ambiente con il quale convivere in pace e rispetto e di una politica, degna di questo nome, che costruisca con cittadine e cittadini tutto questo.

È una piccola rivoluzione, certo, ma è piena di senso, mi pare.

A quanti di voi, di noi, non piacerebbe essere chiamato e contato e considerato sempre e solo come persona?

Massimo Tacchini

co-founder eCure© Digital Home Care Network | co-founder Past President Italiassistenza Spa - PrivatAssistenza | Entrepreneur-Founder-Owner | Journalist | Creator of New Business

1 anno

Nel mondo sanitario potrebbe essere più facile prendere la mira e “centrare” il paziente. La sanità è decisamente più “verticale”, mentre le attenzioni sono “orizzontali”. Senza scomodare la geometria, nei servizi alla persona di carattere socio assistenziale e alberghiero, l’aspetto umano ed empatico hanno la maggiore rilevanza e importanza. Gli anziani, i fragili, i deboli sono più sensibili e per contro i meno considerati. “Il regalo più prezioso che possiamo fare a qualcuno è la nostra attenzione”. (Cit)

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