Contributo a cura di Silvia Galasso
Personalmente, se avessi agganci sul territorio, porterei l'orientamento nelle carceri per aiutare chi sta terminando la pena a costruirsi una nuova identità professionale e reinserirsi in una società che lo ha dimenticato.
Oltre alle carceri, ci sono diversi altri contesti "dimenticati" in cui l'orientamento (inteso come supporto educativo, professionale o sociale) risulta carente o poco sviluppato.
Questi ambienti spesso coinvolgono persone marginalizzate o vulnerabili che necessitano di interventi specifici per reintegrarsi nella società o migliorare la loro qualità di vita.
- Centri di accoglienza per migranti e rifugiati: le persone ospitate in questi centri spesso affrontano difficoltà linguistiche, culturali e legali. L'orientamento può aiutare nell'integrazione, nell'apprendimento della lingua e nell'accesso al mercato del lavoro.
- Comunità di recupero per tossicodipendenti. Spesso chi completa un percorso di disintossicazione fatica a reinserirsi socialmente e professionalmente. L'orientamento può offrire percorsi di formazione mirati al ricollocamento lavorativo.
- Strutture psichiatriche o di salute mentale. Pazienti in strutture di lungo termine possono beneficiare di percorsi di orientamento per reinserirsi nella società e nel mondo del lavoro.
- Istituti per minori a rischio o case famiglia ossia giovani provenienti da contesti familiari difficili.
- Case di riposo e residenze per anziani: anche le persone anziane possono aver bisogno di orientamento per attività ricreative, volontariato o percorsi di invecchiamento attivo.
- Campi profughi o zone di conflitto. In contesti di emergenza, l'orientamento può riguardare l'accesso ai servizi umanitari, alla formazione e al lavoro.
- Zone rurali isolate o comunità marginalizzate: chi vive in aree geograficamente isolate ha meno accesso a risorse educative e professionali.
- Ambienti di detenzione minorile. I giovani detenuti necessitano di percorsi di orientamento per evitare la recidiva e favorire il reinserimento sociale.
In tutti questi contesti, l'orientamento assume un ruolo cruciale per offrire supporto, costruire nuove opportunità e favorire il reinserimento sociale.
Ovviamente, l’orientatore che opera in "contesti dimenticati" deve adattare le proprie competenze e metodologie alle esigenze specifiche del gruppo con cui lavora.
Il suo ruolo non si limita alla consulenza professionale ma si estende al supporto sociale, educativo e psicologico per cui, oltre alla qualifica di Orientatore, dovrebbe essere anche psicologo o svolgere altre professioni di aiuto di modo da possedere competenze e strumenti per aiutare effettivamente il proprio target. Lavorerebbe comunque in équipe con assistenti sociali, rete di supporto sul territorio, consorzi ed Enti del terzo settore.
Fatto questa doverosa premessa, ecco come potrebbe operare in maniera efficace:
1. Approccio personalizzato e umanistico
- Ascolto attivo e empatia: Creare un clima di fiducia e accoglienza per comprendere i bisogni, le paure e i desideri degli utenti.
- Analisi del contesto individuale: valutare il background personale, sociale e culturale della persona per definire obiettivi realistici.
2. Valutazione delle Competenze e dei Bisogni
- Bilancio di competenze: individuare le abilità pregresse, sia formali che informali, e le potenzialità inespresse.
- Analisi dei bisogni formativi: rilevare le carenze educative e formative per proporre percorsi di apprendimento mirati.
3. Supporto psico-sociale
- Gestione delle emozioni e resilienza: offrire strumenti per affrontare traumi, frustrazioni e insicurezze.
- Motivazione e autostima: lavorare sul rafforzamento dell’autoefficacia per stimolare l’iniziativa personale.
4. Orientamento educativo e formativo
- Percorsi di alfabetizzazione: per chi ha difficoltà linguistiche o educative (es. migranti, detenuti, persone analfabete).
- Formazione professionale: indirizzare verso corsi di formazione o apprendistato compatibili con il mercato del lavoro.
- Educazione alla legalità e ai diritti: sensibilizzare sui diritti civili e lavorativi, soprattutto per vittime di sfruttamento o migranti.
5. Orientamento lavorativo & inserimento sociale
- Laboratori di orientamento al lavoro: simulazioni di colloqui, scrittura CV, gestione piattaforme di ricerca lavoro.
- Collegamento con il territorio: creare reti con enti locali, aziende, cooperative sociali e agenzie di collocamento per facilitare il reinserimento.
- Avvio di microimprese o progetti di autoimpiego: favorire percorsi di imprenditoria sociale, soprattutto in contesti rurali o marginalizzati.
6. Mediazione e rete di supporto
- Lavoro in rete con altri professionisti: collaborare con psicologi, assistenti sociali, educatori, mediatori culturali e avvocati.
- Mediazione culturale e linguistica: per superare barriere linguistiche e culturali nei centri per migranti o in contesti multiculturali.
7. Educazione alla vita quotidiana e all’autonomia
- Sviluppo di competenze trasversali (soft skills): Gestione del tempo, problem solving, comunicazione efficace.
- Supporto nella gestione burocratica: aiuto nella compilazione di documenti, domande per il welfare, richieste di permessi o documenti legali.
- Educazione finanziaria di base: gestione del denaro, risparmio, microcredito per chi esce da situazioni di marginalità economica.
8. Progettazione di percorsi individualizzati
- Definizione di obiettivi a breve, medio e lungo termine: scomporre gli obiettivi in step raggiungibili per evitare frustrazioni.
- Piani di intervento personalizzati: monitorare i progressi e adattare il percorso in base all’evoluzione della persona.
9. Attività di Gruppo e Laboratori
- Gruppi di auto-mutuo aiuto: creare spazi di condivisione per ridurre l’isolamento e favorire il supporto reciproco.
- Laboratori creativi e manuali: attività artistiche, artigianali o pratiche per stimolare la creatività e rafforzare l’autostima.
10. Monitoraggio e Valutazione
- Follow-up continuo: controllare l’efficacia delle azioni intraprese e adattare le strategie in corso d’opera.
- Feedback costante: coinvolgere la persona nel processo di valutazione per aumentarne la partecipazione attiva.
🔑 Competenze Chiave dell’Orientatore in Contesti Dimenticati
- Empatia e capacità relazionale
- Flessibilità e adattabilità
- Competenze interculturali e comunicative
- Capacità di lavorare in rete
- Gestione di situazioni di emergenza e stress
L’orientatore, in questi contesti, deve quindi agire come ponte tra la persona e la società, creando connessioni, stimolando potenzialità e offrendo strumenti concreti per il cambiamento.
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Ogni esperienza può essere una risorsa preziosa per innovare i nostri interventi!!
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Vice presidente presso ICS Aps ALESSANDRIA
2 mesiI contesti ci sono. Anche troppi aimé, le realtà che se ne occupano anche, quelle aimé poche. Ci contatti saremmo ben lieto di inserirvi nelle nostre azioni. Operiamo attualmente su tutte le strutture di Alessandria, Asti e della prov. di Cuneo icsaessandria.it #ics Giovanni Mercurio 3382948338