Smart city: dalla crescita economica allo sviluppo sostenibile

Smart city: dalla crescita economica allo sviluppo sostenibile

Negli ultimi anni le agende mediatiche di quotidiani, periodici e televisioni, si occupano con sempre maggior attenzione al tema delle smart cities. Attenzione cui si aggiunge inoltre la massiccia quantità di materiale scientifico prodotto dalle università di tutto il mondo in merito a questa tematica. Usare le nuove tecnologie per migliorare la vita dei singoli individui nel loro piccolo, è sicuramente un buon punto d’inizio, ma ciò non basta. Molto spesso infatti i governi nazionali o locali, offrono soluzioni, anche da un punto di vista smart, che sono a breve termine, ciò perché essi dipendono, almeno nelle democrazie, da elezioni politiche, ciclicamente effettuate ogni quattro o cinque anni. Ma i progetti che è necessario attuare oggi nelle comunità locali, richiedono molti più investimenti e molto più tempo per entrare a regime.

Lo scopo di questo lavoro è di identificare ed esplorare i fattori costituiscono i punti di forza e le criticità che permettono, o ostacolano, lo sviluppo delle smart cities. Lo studio e l’analisi di questo fenomeno, non può infatti limitarsi ad una mera classificazione delle modalità attraverso cui possiamo utilizzare le nuove tecnologie, come ad esempio garantire un accesso Wi-Fi in ogni punto della città. L’aspetto cruciale legato alla smart city, è che si prevede che entro il 2050, gli abitanti delle città aumenteranno miliardi e mezzo, e già oggi in questi ambienti si consuma il 75% dell’energia mondiale. Emerge chiaramente, quindi, come è necessario utilizzare le nuove tecnologie, specialmente quelle legate all’Internet of Things, non solo per migliorare la qualità della vita delle singole persone, ma al fine di creare delle comunità sostenibili sia dal punto ambientale che sociale.

Secondo l’Agenzia per L’Italia Digitale, per smart city si intende quel luogo e/o contesto territoriale ove l’utilizzo pianificato e sapiente delle risorse umane e naturali, opportunamente gestite e integrate mediante le numerose tecnologie ICT già disponibili, consente la creazione di un ecosistema capace di utilizzare al meglio le risorse e di fornire servizi integrati e sempre più intelligenti. Gli assi su cui si sviluppano le azioni di una smart citysono molteplici: mobilità, ambiente ed energia, qualità edilizia, economia e capacità di attrazione di talenti e investimenti, sicurezza dei cittadini e delle infrastrutture della città, partecipazione e coinvolgimento dei cittadini. Condizioni indispensabili sono una connettività diffusa e la digitalizzazione comunicazioni e dei servizi.

Al fine di rendere il più completo possibile il lavoro di analisi di questa tematica, ritengo opportuno affrontare la questione attraverso il punto di vista delle istituzioni, poiché è grazie all’attuazione di determinate policies che risulta possibile affrontare i problemi della società. 

Con l’obiettivo di superare la crisi mondiale che l’Europa si è ritrovata ad attraversare alla fine del primo decennio del XXI secolo, nel 2010 la Commissione europea ha avviato una strategia decennale, denominata appunto “Europa 2020”, basata su una visione di crescita intelligente, sostenibile ed inclusiva. Con l’obiettivo di dare più voce alle città europee e porre l’agenda urbana al centro del processo decisionale dell’Unione, si è svolto a Bruxelles nel 2014, il forum “CITIEs”. Il punto di partenza di questa conferenza è stato il documento di analisi preparato dalla Commissione, secondo il quale le città svolgono un ruolo chiave nell’affrontare le sfide globali e nell’implementare la strategia “Europa 2020”, è necessario dunque coinvolgere le cittàsia nella definizione degli obiettivi, sia nell’adozione degli strumenti per raggiungerli. È proprio dunque che a partire da questa strategia, in Europa si inizia a parlare di smart city.

Le città sono diventate il punto centrale delle politiche e dell’economia del XXI secolo, queste sono infatti investite dai cosiddetti “megatrends” che caratterizzano oggi la società. Questi trends riguardano l’aumentodella popolazionee la tendenza verso l’urbanizzazione, un crescente impatto ambientaledelle città che consumano il 75% dell’energia mondiale e sono responsabili dell’80% delle emissioni di CO2, ed una globalizzazioneche espone le realtà urbane a dinamiche opposte di crescita e di declino. Secondo l’agenda dell’Unione europea al fine di affrontare e difficoltà che possono emergere con questi trends, è necessario realizzazione un’integrazione tra le tecnologie odierne e future, relative soprattutto alla società dell’informazione, e le città ed i loro cittadini. Da questa concezione si sviluppa l’idea che le città europee, ma anche quelle del resto del mondo, debbano mutarsi in città intelligenti. L’Unione ha, quindi, elaborato l’Agenda digitale europea, uno dei sette pilastri della strategia “Europa 2020”, che attribuisce un ruolo di rilievo alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, poiché soltanto attraverso l’utilizzo di queste, si può realmente offrire ai cittadini una qualità della vita migliore. 

Da questo punto di vista, l’obiettivo principale dello sviluppo delle smart citiesè quello di offrire un miglioramentodella qualità della vita, creazione di occupazionee costruzione di un’urbanizzazione sostenibile, intesa come somma della sostenibilità ambientale e sociale. Secondo il già citato report dell’Agenzia per l’Italia Digitale, per raggiungere tal obiettivi, le smart citites devono tener conto della dimensione di gestione dell’informazione in un contesto di inclusivitàcoesioneterritoriale, open governmentsostenibilitàe di opportunità di cooperazionesviluppo.

Il modello della smart citypuò essere applicato a diversi ambiti della società, all’interno dei quali è possibile intervenire affinché si raggiungano gli obiettivi sopra citati. Nel rapporto “European Smart Cities”, l’Università di Vienna si è occupata di identificare sei ambiti di intervento intelligente: l’economia, il cittadino, la governance, la mobilità, l’ambiente e la vivibilità. A questo proposito, risulta interessante soffermarsi sui singoli ambiti di applicazione al fine di analizzare i punti di forza e di debolezza, nonché le opportunità che la tecnologia odierna ci offre per migliorare le città del XXI secolo.

Mobilità e trasporto pubblico. Secondo il rapporto “Smart Mobility” di Finmeccanica del 2012[3], le società dipendono sempre più strutturalmente dai propri sistemi di trasporto, tanto che la mobilità sta diventando una commodity. Entro 20 anni la domanda di mobilità eccederà le attuali capacità die sistemi di trasporto. In secondo luogo, la cosiddetta impronta ecologica della mobilità, già oggi elevata, diventerà critica, per cui occorre innovare questo paradigma al fine di avviare una trasformazione grazie alle tecnologie oggi disponibili. In un contesto come questo, le tecnologie intelligenti permettono di sviluppare una mobilità a più basso impatto ambientale ed una maggiore efficienza nella gestione e nel trasporto di persone e merci. Gli esempi di applicazione in questo ambito sono molteplici ed è possibile osservarli anche oggi in città come Milano: come l’applicazione per smartphone ATM che permette di sapere in tempo reale, in qualunque posto, qual è il tragitto migliore per raggiungere un determinato luogo nella città e conoscere eventuali disagi e ritardi. Le applicazioni per smartphone rimangono comunque un esempio semplice di ciò che le tecnologie ICT possono svolgere sulla società. In città come Londra o Stoccolma, ad esempio, strade e automobili sono state dotate di sistemi GPS che possono raccogliere dati al fine di creare una rete di gestione efficiente della congestione del traffico.

Sicurezza pubblica. È specialmente intorno a questa tematica che si orientano, in modo sempre più massiccio, gli investimenti per sfruttare le nuove tecnologie intelligenti. Molto spesso, infatti, i governi locali e regionali, entrano in contatto con società private, che si occupano di questa materia, al fine di trasformare le proprie città, in vere e proprie “safe cities”. Analizzando il modello proposto da Hexagon Safety & Infrastructure, una delle principali aziende che si occupano di sicurezza urbana nel mondo, la sicurezza delle città non riguarda solo la protezione di persone e proprietà, ma interessa anche l’attività economica, l’ambiente e la percezione della città come un luogo sicuro in cui vivere, lavorare e passare il tempo. Tra i risultati che questo tipo di società si promettono di raggiungere vi sono certamente l’incremento della sicurezza reale e percepita, nonché un miglioramento nelle capacità di risposta alle emergenze e di comprensione dei rischi. Ovviamente il prezzo che viene richiesto da pagare non è irrilevante. Al di là del mero costo economico, vi è un costo sociale importante per tutta la collettività. Società come Hexagon infatti, ottengono l’accesso ai dati che raccolgono grazie ai cosiddetti sistemi intelligenti, ed inoltre, richiedono la possibilità che questi nuovi dati possano essere incrociati con i database già in possesso dei governi locali, piuttosto che nazionali. Il rischio di una lesione della libertà individuale dei cittadini non è certamente basso, ma di questo fenomeno, se ne parlerà nei paragrafi successivi.

Turismo. Le opportunità che potrebbero emergere all’interno di questo settore grazie all’applicazione della tecnologia digitale, sono molteplici. Grazie a queste è infatti possibile intercettare le scelte del visitatore, interessarlo attraverso pagine social media o siti web alle esperienze potenziali che può vivere in una città, e soprattutto rendere più agevole la circolazione e la fruizione dei servizi all’interno della città stessa. Esempi di questo fenomeno sono ad esempio le innumerevoli “tourist card” che oggi molte città offrono per poter avere accesso in musei, siti storici o sui mezzi pubblici. Ma i miglioramenti non si fermano a questo punto. Oggi infatti molte città sono caratterizzate da siti web e, soprattutto, pagine di social media che offrono un dialogo diretto con l’utente e una comunicazione più mirata e pervasiva di eventi e luoghi di particolari città. 

Energia. La rete energetica e la rete di comunicazione finora hanno avuto una evoluzione indipendente ma oggi è necessaria una connessione al fine di creare una “Smart Grid dell’Internet of Energy”, ovvero sia una rete che possa controllare la generazione, la distribuzione ed il consumo di energia grazie all’intelligenza della rete. Secondo quanto riportato dal sito di Enel Energia, tre fenomeni stanno guidando il cambiamento per quanto riguarda il settore dell’elettricità: la decentralizzazione, la digitalizzazione e l’elettrificazione. In particolare, nel primo caso si tratta di garantire maggiore efficienza nella diffusione di energia grazie a reti locali basate su impianti a fonti rinnovabili, mentre, nel secondo caso, la digitalizzazione sta rendendo possibile l’interconnessione tra energia e reti di comunicazioni che consente il coordinamento ed il controllo automatico delle reti.

Ambiente. Collegato in parte all’ambito dell’energia, sopra citato, questo settore risulta essere spesso al centro dell’attenzione delle nuove tecnologie intelligenti, in quanto grazie a questi nuovi sistemi di comunicazioni le opportunità sono molteplici e la possibilità di passare a delle vere è proprie “smart sustainable cities” è sempre più reale. Secondo il report di Smartgreens 2017, infatti, oggi le città tradizionali si trovano di fronte a problemi urbani legati a fenomeni di tipo sia economico, che sociale, che ambientale. Il rischio è che i cittadini rimangano solo dei consumatori piuttosto che dei conservatori delle risorse ambientali, e ciò è dovuto in gran misura dal forte incremento della densità abitativa delle città, che nei prossimi anni è solamente destinata ad aumentare. La sfida è dunque quella di implementare soluzioni smart, come ad esempio quelle precedentemente viste per quanto riguarda il risparmio energetico, ma soprattutto iniziative che abbiano l’obiettivo di coinvolgere i cittadini, i governi, le imprese e le organizzazioni non governative al fine di identificare e trovare la soluzione più adatta ai problemi che si presentano all’interno della città. L’intento è quindi quello di avviare iniziative di tipo ecologico ma anche quello di modificare il modo di pensare e agire degli attori cittadini per arrivare ad una vera e propria mentalità think green.

Questi sono solo alcuni degli ambiti all'interno del quale può trovare un'interessante applicazione la tecnologia intelligente che possiamo osservare oggi. Una di queste in particolare è la rete 5G, una tecnologia di comunicazione che permette prestazioni di livello superiore rispetto alle precedenti.

Secondo il rapporto Accenture relativo alle smart cities[5], la nuova rete di comunicazione che sfrutta la tecnologia 5G, ha le potenzialità intrinseche di trasformare le economie locali, in termini di lavoro e di crescita economica, si prevedono infatti almeno 3 milioni di posti di lavoro. La ricerca suggerisce che le soluzioni, cosiddette smart, che saranno applicate alla gestione del traffico cittadino o del trasporto dell’energia elettrica potranno produrre un beneficio di 160 miliardi di dollari nelle città di tutto il mondo e, soprattutto, permetteranno di gestire in maniera più intelligente e sostenibile i consumi di energia e di carburanti. Un ulteriore tema interessante è quello che riguarda i miglioramenti che la rete 5G potrà comportare per la sicurezza pubblica. Città come Chicago già usano la tecnologia 4G per ottenere immagini in tempo reale delle vie della città, questa nuova tecnologia permetterà di migliorare le immagini in modo da poter effettuare un riconoscimento facciale in tempo reale. A San Francisco, invece, è già disponibile una tecnologia audio che permette di rilevare il suono di uno sparo ed identificarne immediatamente il luogo in cui è avvenuto. Tutto ciò ovviamente va a beneficio della società, che in questo modo si sente maggiormente sicura, ma secondo molti questa potrebbe essere la realizzazione di ciò che Mauro Magatti, professore di Sociologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore, chiama scambio controllo per sicurezza. Molti inoltre, come ad esempio il governo degli Stati Uniti d’America, pensano che lasciare la gestione della nuova tecnologia 5G a Huawei, come effettivamente sta avvenendo in Asia ed Europa, significherebbe consegnare al governo cinese una quantità enorme di dati relativi a tutti i cittadini e anche agli organi di potere.

Ma, secondo la mia opinione, al centro di un lavoro di analisi della smart city, che si ritiene opportuno di affrontare, vi deve essere lo sviluppo di uno nuovo punto di vista della città intelligente, che non miri solo alla crescita economica e alla massimizzazione dei profitti di attività che, pur essendo “green”, mirano semplicemente al guadagno. Ma lo scopo di questo elaborato è quello di immaginare un concetto di smart city che ponga al centro della sua attenzione il cittadino, inteso come essere umano che merita di vivere in un contesto urbano creato ad hoc per lui, e che utilizzi e sviluppi tecnologie che abbiano come fine ultimo il benessere delle comunità di cittadini e non il commercio dei dati che grazie a suddette tecnologie oggi possiamo raccogliere con estrema facilità.

Il tema centrale oggi più che mai, in un momento di transizione economica e sociale che ci sta accompagnando fuori dal sistema capitalistico, è quello di creare luoghi all’interno dei quali possano vivere i cosiddetti smart citizens. La tematica della cittadinanza digitale assume importanza poiché, una città non è intelligente perché sfrutta determinate tecnologie, ma lo è poiché questa tecnologia è utilizzata per rendere migliore la vita dei suoi cittadini: le persone che vivono, lavorano e le cui speranze e sogni risiedono in un modello di città che vorrebbero consegnare intatta alle generazioni future.






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