I dati Istat all’interno del report "Le molestie: vittime e contesto" ci raccontano di oltre 2 milioni di persone, prevalentemente donne, che subiscono molestie sui luoghi di lavoro. Un dato allarmante che, però, non ci stupisce. Sappiamo infatti che sono ancora tante le donne a non aver denunciato e raccontato le molestie subite. Quello che ci lascia senza parole è il numero delle persone che, in caso di molestie sul luogo di lavoro, dichiara di non sapere cosa fare: più di 2 donne su 3. Le donne, quindi, si sentono sole, senza sapere a chi chiedere aiuto, in aziende impreparate a proteggerle prima e ad ascoltare le loro richieste di aiuto poi. Da da anni ascoltiamo sul campo le stesse storie di solitudine e di violenze inascoltate. E Il nostro lavoro di formazione nelle aziende serve proprio a creare ambienti di lavoro sicuri per tutti e tutte, in cui la violenza sulle donne - in qualsiasi forma - sia riconosciuta, prevenuta e contrastata con ogni mezzo. Scopri di più 👉 https://shorturl.at/uLJVO
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L'ESSENZIALE È INVISIBILE AGLI OCCHI Mai ci fu citazione più azzeccata quando si parla di molestie. In questa necessaria campagna di WeWorld si porta all'attenzione un tema molto importante in fatto di #molestie sui luoghi di lavoro: non conosciamo il loro più profondo significato. L'iceberg della violenza è un ottimo esempio da cui partire: se la sua punta rappresenta il visibile e quindi quello che viene più "facilmente riconosciuto", c'è un grosso problema sul suo strato invibile - dimensionalmente più grande - che si compone a sua volta di forme esplicite e sottili. Prendendo il coraggio di leggerle con attenzione ci possiamo facilmente rendere conto di quanto abbiano colpito almeno una volta ogni persona, indipendentemente dal suo sesso. Arriviamo quindi ai luoghi di lavoro, che cosa possono fare? Investire sulla cultura, quella che ha la forma del mare, quella che bagna le terre anche al di fuori dei propri confini. Fornire pinne, maschere e bombole per immergersi in profondità e capire quanto questo iceberg si nasconda sotto ogni nostro modo di stare con le altre persone, indipendentemente dal contesto. Continuando ad usare questa metafora dobbiamo pensare alle aziende come piccole isole fatte di persone, che con il tempo possono cambiare conformazione e dotarsi di saldi sistemi per non correre il rischio di sparire sommerse. A pensarla con questa metafora la #comunicazione ha un ruolo fondamentale: consegnare una cartografia che spieghi le caratteristiche di questo mare, che istruisca su come imparare a navigarlo, imparando a riconoscerne i rischi. #LiberəDiEssere Siamo un gruppo di persone che condividono spunti, informazioni, contributi, iniziative per diffondere consapevolezza e fare advocacy su tematiche che riguardano #diversity #equity #inclusion #futuro #allyship #discriminazioni #marginalizzazione #gendergap #privilegi
I dati Istat all’interno del report "Le molestie: vittime e contesto" ci raccontano di oltre 2 milioni di persone, prevalentemente donne, che subiscono molestie sui luoghi di lavoro. Un dato allarmante che, però, non ci stupisce. Sappiamo infatti che sono ancora tante le donne a non aver denunciato e raccontato le molestie subite. Quello che ci lascia senza parole è il numero delle persone che, in caso di molestie sul luogo di lavoro, dichiara di non sapere cosa fare: più di 2 donne su 3. Le donne, quindi, si sentono sole, senza sapere a chi chiedere aiuto, in aziende impreparate a proteggerle prima e ad ascoltare le loro richieste di aiuto poi. Da da anni ascoltiamo sul campo le stesse storie di solitudine e di violenze inascoltate. E Il nostro lavoro di formazione nelle aziende serve proprio a creare ambienti di lavoro sicuri per tutti e tutte, in cui la violenza sulle donne - in qualsiasi forma - sia riconosciuta, prevenuta e contrastata con ogni mezzo. Scopri di più 👉 https://shorturl.at/uLJVO
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Luoghi di lavoro sicuri sono un diritto per tutti e tutte
I dati Istat all’interno del report "Le molestie: vittime e contesto" ci raccontano di oltre 2 milioni di persone, prevalentemente donne, che subiscono molestie sui luoghi di lavoro. Un dato allarmante che, però, non ci stupisce. Sappiamo infatti che sono ancora tante le donne a non aver denunciato e raccontato le molestie subite. Quello che ci lascia senza parole è il numero delle persone che, in caso di molestie sul luogo di lavoro, dichiara di non sapere cosa fare: più di 2 donne su 3. Le donne, quindi, si sentono sole, senza sapere a chi chiedere aiuto, in aziende impreparate a proteggerle prima e ad ascoltare le loro richieste di aiuto poi. Da da anni ascoltiamo sul campo le stesse storie di solitudine e di violenze inascoltate. E Il nostro lavoro di formazione nelle aziende serve proprio a creare ambienti di lavoro sicuri per tutti e tutte, in cui la violenza sulle donne - in qualsiasi forma - sia riconosciuta, prevenuta e contrastata con ogni mezzo. Scopri di più 👉 https://shorturl.at/uLJVO
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La protezione da violenze e molestie sul luogo di lavoro è un diritto umano ma "Non staremo al nostro posto", la nostra nuova indagine realizzata insieme a Ipsos Italia per il 25 novembre, ci mostra una realtà preoccupante, soprattutto per le donne: • Più di 1 donna su 4 ha subito violenza sul proprio posto di lavoro almeno una volta nella vita. • Più di 6 donne su 10 intervistate ci hanno detto che non denunciano per paura di perdere il posto di lavoro. Il report, che raccoglie anche 140 testimonianze anonime di persone che hanno subito o assistito a molestie, nasce per monitorare e rendere evidenti la violenza e le molestie che le donne subiscono nei luoghi di lavoro. I risultati mostrano però una situazione molto più ampia, ancorata alle dinamiche di potere dove gli abusi risultano sistemici e colpiscono tutte e tutti: • Più di 2 persone su 5 hanno assistito e/o subito episodi di violenza sul lavoro. • 6 persone su 10 sono a conoscenza di episodi di violenza avvenuti sul proprio luogo di lavoro. Non restiamo in silenzio! Scopri tutti i dati dell’indagine qui https://lnkd.in/eeq8kunT e condividi questo post. Chiediamo, insieme, spazi di lavoro sicuri, liberi da violenza e molestie per tutte e tutti. #25novembre
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Il sondaggio WeWorld-Ipsos Italia evidenzia la diffusione della violenza sul luogo di lavoro, con il 60% dei lavoratori a conoscenza di episodi di violenza, e il 42% che ha assistito o subito molestie. Le conseguenze più comuni sono stress, ansia e burnout. È fondamentale che le aziende adottino misure concrete per prevenire e gestire questi fenomeni soprattutto nei confronti degli allarmanti i risultati che coinvolgono le #lavoratrici. La #medicinadellavoro deve supportare un ambiente di lavoro sano, monitorando i rischi e promuovendo il benessere dei lavoratori, affinché possano sentirsi sicuri e rispettati. #SaluteSulLavoro #ViolenzaSulLavoro
La protezione da violenze e molestie sul luogo di lavoro è un diritto umano ma "Non staremo al nostro posto", la nostra nuova indagine realizzata insieme a Ipsos Italia per il 25 novembre, ci mostra una realtà preoccupante, soprattutto per le donne: • Più di 1 donna su 4 ha subito violenza sul proprio posto di lavoro almeno una volta nella vita. • Più di 6 donne su 10 intervistate ci hanno detto che non denunciano per paura di perdere il posto di lavoro. Il report, che raccoglie anche 140 testimonianze anonime di persone che hanno subito o assistito a molestie, nasce per monitorare e rendere evidenti la violenza e le molestie che le donne subiscono nei luoghi di lavoro. I risultati mostrano però una situazione molto più ampia, ancorata alle dinamiche di potere dove gli abusi risultano sistemici e colpiscono tutte e tutti: • Più di 2 persone su 5 hanno assistito e/o subito episodi di violenza sul lavoro. • 6 persone su 10 sono a conoscenza di episodi di violenza avvenuti sul proprio luogo di lavoro. Non restiamo in silenzio! Scopri tutti i dati dell’indagine qui https://lnkd.in/eeq8kunT e condividi questo post. Chiediamo, insieme, spazi di lavoro sicuri, liberi da violenza e molestie per tutte e tutti. #25novembre
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Oggi, 25 novembre, ricordiamo una delle battaglie più importanti: quella contro la violenza sulle donne. È una realtà che ancora tocca profondamente la nostra società e che si manifesta in molte forme, spesso sottili ma devastanti. 📊 Qualche dato che fa riflettere (fonte: Eumetra / Telefono Donna 2024): Il 66% delle donne sta al telefono mentre torna a casa la sera, come strategia per sentirsi più sicura. Il 62% evita i mezzi pubblici nelle ore serali, per paura di essere importunata. Il 61% sceglie con attenzione i vestiti, per non attirare attenzioni indesiderate. Il 40% si è sentito dire di essere responsabile della molestia subita. Il 62% ritiene che le donne non denuncino per paura di ritorsioni. Solo il 37% delle donne denuncerebbe se accadesse a loro. Questi numeri parlano di paura, di strategie per difendersi e, soprattutto, di un sistema che ancora non riesce a proteggere chi ha bisogno di sicurezza. 🚶♀️ Per molte donne, anche un semplice spostamento serale può diventare fonte di ansia. Non dovrebbe essere così. Nessuno dovrebbe sentirsi vulnerabile nel tornare a casa, nella propria città, nel proprio quartiere. Wayla nasce con una missione precisa: offrire un’alternativa sicura per gli spostamenti serali e notturni. Non è la soluzione al problema, ma è un’opzione che può aiutare a fare la differenza. 🌙 Garantire la sicurezza non è solo una questione di trasporti, ma un dovere sociale. E oggi, più che mai, vogliamo ricordarlo.
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Violenza nei luoghi di lavoro: una sfida da affrontare insieme La violenza nei luoghi di lavoro, in tutte le sue forme – fisica, verbale, psicologica o sessuale – rappresenta un fenomeno spesso sottovalutato, ma con profonde ripercussioni su individui e organizzazioni. 📊 I dati parlano chiaro: Molte vittime scelgono il silenzio per paura di ritorsioni o di non essere credute. Gli ambienti tossici minano la salute mentale, la produttività e il benessere collettivo. Le aziende non possono più ignorare questo problema: prevenire la violenza sul lavoro è una responsabilità sociale ed etica. 👉 Cosa possono fare le aziende? Promuovere una cultura del rispetto: valori chiari, politiche trasparenti e tolleranza zero verso ogni forma di violenza. Formare il personale: offrire corsi su sensibilizzazione, riconoscimento delle violenze e gestione dei conflitti. Creare canali sicuri per le denunce: garantire anonimato e protezione a chi segnala comportamenti scorretti. Sostenere le vittime: accesso a supporto psicologico e legale, perché nessuno deve affrontare questa battaglia in solitudione. 💡 Le aziende hanno il potere di trasformarsi in luoghi sicuri e inclusivi, dove ogni persona si sente rispettata e valorizzata. 🤝 Affrontare la violenza sul lavoro non è solo un obbligo, ma un'opportunità per costruire un futuro migliore per tutti. Unisciti a WeWorld, scopri qui tutti i dati della ricerca e contattaci per organizzare progetti mirati per la tua azienda. #SicurezzaSulLavoro #NoAllaViolenza #CulturaDelRispetto #ResponsabilitàAziendale #BenessereSulLavoro
La protezione da violenze e molestie sul luogo di lavoro è un diritto umano ma "Non staremo al nostro posto", la nostra nuova indagine realizzata insieme a Ipsos Italia per il 25 novembre, ci mostra una realtà preoccupante, soprattutto per le donne: • Più di 1 donna su 4 ha subito violenza sul proprio posto di lavoro almeno una volta nella vita. • Più di 6 donne su 10 intervistate ci hanno detto che non denunciano per paura di perdere il posto di lavoro. Il report, che raccoglie anche 140 testimonianze anonime di persone che hanno subito o assistito a molestie, nasce per monitorare e rendere evidenti la violenza e le molestie che le donne subiscono nei luoghi di lavoro. I risultati mostrano però una situazione molto più ampia, ancorata alle dinamiche di potere dove gli abusi risultano sistemici e colpiscono tutte e tutti: • Più di 2 persone su 5 hanno assistito e/o subito episodi di violenza sul lavoro. • 6 persone su 10 sono a conoscenza di episodi di violenza avvenuti sul proprio luogo di lavoro. Non restiamo in silenzio! Scopri tutti i dati dell’indagine qui https://lnkd.in/eeq8kunT e condividi questo post. Chiediamo, insieme, spazi di lavoro sicuri, liberi da violenza e molestie per tutte e tutti. #25novembre
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Risoluzione 54/134 del 17 dicembre del 1999, l’Onu stabilisce il #25NOVEMBRE come la Giornata Internazionale per l'Eliminazione della Violenza sulle Donne. D.lgs. 145/2005 stabilisce che per #molestia #sessuale sul posto di lavoro si intende "qualsiasi comportamento di carattere sessuale o fondato sull’appartenenza di genere che, per una delle parti, risulta indesiderato offendendo la persona nella sua dignità". Convenzione OIL del 2019 sulla violenza e le molestie nel mondo del lavoro n. 190 (legge di ratifica 15 gennaio 2021, n. 4), le organizzazioni dovranno fronteggiare il rischio di violenza e molestie anche di genere esattamente come ogni altro rischio connesso all’ambiente lavorativo (D.Lgs. 81/08 - Documento di Valutazione dei Rischi - DVR) Nonostante le varie disposizioni di legge, ancora oggi i tassi di molestia e violenza sul luogo di lavoro sono molto elevati e i rischi connessi altrettanto. "Nel 2022-2023 si stima che il 13,5% delle donne di 15-70 anni, che lavorano o hanno lavorato, abbia subito molestie sul lavoro a sfondo sessuale nel corso dell’intera vita (soprattutto le più giovani di 15-24 anni, 21,2%) e il 2,4% degli uomini di 15-70 anni. In particolare si tratta di sguardi offensivi, offese, proposte indecenti, fino ad atti più gravi come la molestia fisica" - LE MOLESTIE VITTIME A CONTESTO: ANNO 2022 - 2023 In questa giornata non solo è importante delineare i dati statistici, che ad oggi sono ancora troppo elevati, ma soprattutto sottolineare che anche sul luogo di lavoro molestie e violenze sono quotidiane, rilevando che la percentuale è ancora più alta nei confronti del sesso femminile. Inoltre, le rilevazioni Istat non risultano essere esaustive in quanto molte delle vittime NON denunciano per paura della perdita del posto di lavoro, per la paura di non essere credute o ancora per l'inefficienza delle disposizioni a tutela delle persone che denunciano i loro abusanti. La violenza subita si perpetra durante la molestia e prosegue anche dopo a causa dei sensi di colpa, della paura, della vergogna, dell'impotenza della vittima, che viene scaturita da comportamenti, commenti, azioni da parte del collega, superiore, cliente, atte a minacciare la dignità del soggetto ritenuto più debole. 📌 La denuncia rimane l'arma più forte al contrasto. https://lnkd.in/demddzev https://lnkd.in/dDDT33Xm https://lnkd.in/dViyeGmv https://lnkd.in/dEA_EGnz https://lnkd.in/dVf2MPH2 Atempo S.p.A. #25NOVEMBRE #GIORNATAINTERNAZIONALEPERLEMILINAZIONEDELLAVIOLENZAULLEDONNE
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L'87% delle donne che subisce molestie sul lavoro non denuncia Secondo un recente rapporto dell'ISTAT, "Le molestie: vittime e contesto", relativo al biennio 2022-2023, il fenomeno delle molestie sul lavoro in Italia continua a rappresentare una piaga sociale allarmante. Circa 2 milioni di donne hanno subito molestie e ricatti sul posto di lavoro durante la loro carriera. Le giovani tra i 15 e i 24 anni sono le più esposte, con il 21,2% che ha dichiarato di essere stata vittima di molestie sul lavoro. 🚨 Numeri preoccupanti: - 87% delle donne vittime non denuncia gli episodi. - solo il 2,3% delle donne si rivolge alle forze dell'ordine, e un ulteriore 2,1% cerca aiuto presso altre istituzioni ufficiali. - il 15% delle vittime ne parla con il datore di lavoro, mentre il 16% si confida con i colleghi. - anche gli uomini subiscono molestie, con 400.000 vittime di abusi in contesti lavorativi. Gli abusi assumono varie forme: da sguardi inappropriati e allusioni fuori luogo, a offese verbali e, nei casi più gravi, aggressioni fisiche. Purtroppo, le molestie non si fermano al contesto fisico. Con l'avvento delle nuove tecnologie e dei social media, il rischio si è esteso anche al mondo virtuale, dove proposte inappropriate e contenuti sessuali non richiesti sono sempre più frequenti. C'è un lieve calo nei casi di ricatti sessuali. Negli ultimi tre anni, circa 65.000 donne hanno subito ricatti sessuali legati al lavoro, una riduzione rispetto ai dati precedenti. Questa tendenza positiva è attribuita all'efficacia delle campagne di sensibilizzazione come #MeToo, alla maggiore protezione legislativa e istituzionale per le vittime e alla diffusione dello smart working durante la pandemia. Uno degli aspetti più critici emersi dallo studio è la bassa propensione alla denuncia. È fondamentale rompere il silenzio. Denunciare questi comportamenti è un passo cruciale per combatterli. La consapevolezza e il supporto possono fare la differenza. Le vittime devono sentirsi supportate non solo dalle autorità, ma anche dai datori di lavoro e dai colleghi. La lotta contro le molestie sul lavoro deve essere una priorità per tutti noi, continuando a sensibilizzare e educare, promuovendo una cultura del rispetto e della dignità. #attualità #donne #abuso #LinkedIn #torcha
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Secondo l’Istat, sono un milione e 404 mila le donne che in Italia hanno subito molestie fisiche o ricatti sessuali sul posto di lavoro. Cosa ci dice veramente questo dato? Come ci ha insegnato Donata Columbro all’evento dedicato alle aziende del Network Libellula, anche quando parliamo di numeri dobbiamo partire dalle parole: abbiamo una definizione condivisa di cosa è e cosa non è una molestia? Ne sappiamo delineare i contorni? Da quanto emerge dalle nostre esperienze, anche nelle aziende più attente e aperte c’è una grande confusione a riguardo e i servizi di ascolto interni spesso non bastano a creare quel clima di fiducia che serve per parlarne o segnalare un episodio. E il mondo all’esterno dell’azienda non aiuta dato che, come apprendiamo dalle notizie, c’è una costante delegittimazione di chi denuncia e la minimizzazione di certi casi di violenza. Insomma, il dato può far paura, ma quello che mi fa ancor più paura è ciò che non emerge e il tentennamento delle istituzioni nel rendere effettiva una legge a contrasto delle molestie sul posto di lavoro. Ringrazio Sabina Pignataro per aver dato spazio al grande lavoro che in Fondazione Libellula stiamo conducendo in questi anni, anche attraverso la nostra Survey L.E.I. (Lavoro, Equità, Inclusione), e per aver chiesto una mia dichiarazione sull’ultima indagine dell’Istat.
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25 novembre - giornata Internazionale per l’eliminazione della Violenza sulle Donne. Sto guardando una serie che ormai è passata di moda: House of Cards, ma una frase del protagonista mi ha molto colpito. Frank Underwood, il protagonista, dice: « il sesso non è sesso è potere ». Oggi sesso, amore, relazioni sono solo potere. E uccidere è la modalità estrema di agire il potere sull’altra persona. Finché non si ricreerà un nuovo paradigma sulle relazioni, sul sesso e sull’amore il femminicidio sarà presente nella nostra società. Creare un nuovo paradigma di relazioni è essenzialmente una nuova educazione. Grazie alla Community delle Donne Protagoniste in Sanità per affermare in azione il principio della prevenzione e della sensibilizzazione attraverso l’educazione partendo dalle nuove generazioni. Dobbiamo darci un obiettivo. Tra 5 anni dobbiamo ridurre i casi di femminicidio del 50% e tra 10 anni devono essere scomparsi. E dobbiamo scrivere e realizzare i piani nazionali che ci porteranno a questi obiettivi. Grazie Monica Calamai
🔴 𝟐𝟓 𝐧𝐨𝐯𝐞𝐦𝐛𝐫𝐞 - 𝐆𝐢𝐨𝐫𝐧𝐚𝐭𝐚 𝐈𝐧𝐭𝐞𝐫𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐥'𝐄𝐥𝐢𝐦𝐢𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐕𝐢𝐨𝐥𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐞 𝐃𝐨𝐧𝐧𝐞 La #violenza contro le donne continua a rappresentare una delle più gravi emergenze sociali del nostro Paese. I dati del 2024 ci consegnano un quadro drammatico: 51 femminicidi dall'inizio dell'anno, quasi 3.000 violenze sessuali nel primo semestre, circa 700 casi di revenge porn. Queste le parole di Monica Calamai: "Anche quest’anno i dati sulla violenza di genere rappresentano un grido d'allarme che non possiamo ignorare. Come coordinatrice di Donne Protagoniste in Sanità | Community, voglio sottolineare che questi numeri non sono solo statistiche, ma rappresentano vite spezzate e famiglie distrutte. È vero, le 33.000 chiamate al numero antiviolenza 1522 ci dicono che sempre più donne trovano il coraggio di chiedere aiuto, ma anche che il fenomeno ha dimensioni allarmanti. Noi della Community continuiamo a lavorare sulla prevenzione, attraverso l'educazione e la sensibilizzazione, partendo dalle nuove generazioni, e rinnoviamo il nostro impegno a essere parte attiva del cambiamento. Non possiamo permettere che questi numeri continuino a crescere. Solo attraverso uno sforzo collettivo e quotidiano possiamo cambiare le sorti di ciascuna donna." #Insiemesipuò.
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